CIMICE DEI LETTI

January 10th, 2009 by Enrico Nuzzo

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La cimice dei letti è un insetto appartenente all’ordine degli Eterotteri (Heteroptera) e alla famiglia delle “cimidae”. Hanno la tipica forma a cuore del torace (ovale e appiattita quando è a digiuno) e due paia di ali (elitre) virtualmente assenti (fortemente ridotte a piccole squame ovali o assenti del tutto). La testa è breve, dilatata trasversalmente.
 
 Il rostro, proprio degli Emitteri, nelle cimici è trasformato in un pungiglione piuttosto breve esteso anteriormente al capo che a riposo si ripiega in una apposita scanalatura sotto il capo e la parte antero-ventrale del torace, rendendosi quasi invisibile. Il colore è traslucido marrone ferrugineo quando è digiuna, rosso mattone cupo quando è piena di sangue.
 
 
La femmina può misurare in lunghezza 6-8 mm. (il maschio è più piccolo).

Non è un insetto solitario ma tende a vivere in comunità miste di maschi, femmine e fasi immature, mai troppo distanti dai loro ospiti.
 
Le femmine dopo il pasto di sangue (dura dai 3 ai 5 minuti in media ma può protrarsi anche per 10 minuti e succhiare sangue pari a 7 volte il proprio peso) si ritirano nei propri nascondigli, digeriscono il pasto e depongono le uova (da 1 a 5 al giorno, in media 2-3, protette da un guscio molto resistente). In 2-3 mesi depongono 200-300 uova.

Le uova sono di colore grigio perlaceo cremoso, lunghe poco più di 1 mm. e larghe mezzo, munite di un piccolo opercolo al polo anteriore. In 6-9 giorni (in condizioni di temperatura ottimale, più a lungo se è più freddo) dalle uova si dischiudono le ninfe (sarebbero le cimici giovani) che si accrescono mediante 5 mute per diventare adulte in circa un mese.
 
Morfologicamente le ninfe sono molto simili agli adulti (sono versioni in miniatura dell’adulto) di colore però chiaro. Sia gli adulti, maschi e femmine, sia le fasi ninfali, si nutrono di sangue (ematofagi). La vita di un adulto dura in media 6-12 mesi.

Necessita di una temperatura piuttosto alta per compiere il proprio ciclo vitale e perciò si insedia nelle stanze che d’inverno vengono riscaldate e nei luoghi più tiepidi della casa.
  
 
 
La cimice dei letti parassita preferenzialmente l’uomo (antropoparassiti) ma in sua assenza può pungere anche animali domestici (cani -specie quelli giovani-, gatti) e non disdegna neppure roditori, conigli, pipistrelli e uccelli.

Diversamente dai pidocchi che hanno bisogno di temperatura costante e perciò stanno a contatto con la pelle o sui peli o sui vestiti, la cimice non vive sull’uomo e sui suoi vestiti; il contatto con l’uomo è limitato al tempo necessario per nutrirsi di sangue..

Riesce a sopravvivere anche a basse temperature ma in tal caso sospende la propria   attività in attesa di condizioni termicamente favorevoli.

E’ molto sensibile alle alte temperature e muore dopo pochi minuti quando viene esposta al sole in una bella giornata estiva. Anche il freddo, specie se improvviso, può portare a morte l’insetto.
 
La puntura della cimice (con la quale inietta la propria saliva) non viene avvertita, diversamente dalla reazione cutanea seguente, costituita da papule molto pruriginose, che possono comparire anche dopo 9 giorni dalla puntura.
 
 
 Si nutrono e si spostano di notte. Sono guidate dall’olfatto (non gradiscono l’odore di tutte le persone e quindi alcune sono preferite rispetto ad altre) e dalla temperatura del corpo del dormiente (temperature attorno ai 35°C). Si arrampicano sui letti e si dirigono rapidamente (sono dei “fast runners”) dove la pelle è più sottile e meglio irrorata di sangue come i polsi, il collo, le caviglie, non disdegnando le spalle e il  viso.
 
Se il letto non può essere scalato ( come ad esempio se i quattro piedi del letto fossero collocati in recipienti ripieni d’acqua), le cimici potrebbero scalare le pareti della stanza, e camminando all’ingiù sul soffitto, giunte sulla verticale della vittima, si lascerebbero cadere. Il sonno della vittima è un fattore favorente la cimice: se il paziente è sveglio e tiene la luce accesa, normalmente non pungono. Tuttavia in caso di digiuno prolungato,  le cimici possono diventare più aggressive, pungendo anche in ambienti ben illuminati.

Il digiuno comunque è ben tollerato, anche per mesi.

Durante il giorno si rifugiano nei materassi, nelle giunture dei letti, nelle fessure e screpolature dei muri, in vari pertugi delle zone calde della casa, dietro il mobilio, sotto la carta da parati e gli arazzi, attorno agli stipiti delle finestre e delle porte,, dietro ai quadri ed ai posters, nei telefoni, nelle radio e negli orologi, ecc..

La camera infestata dalle cimice emana un odore disgustoso (dovuto alle secrezioni di alcune ghiandole dell’insetto che vengono veicolate all’esterno attraverso due orifizi alla basse delle anche del terzo paio di zampe); si possono anche osservare i suoi escrementi essiccati sulle  lenzuola (gruppi di piccole macchie di colore nero o marrone).

La cimice dei letti non trasmette, in condizioni naturali, malattie anche se, essendo in grado di permettere lo sviluppo di alcuni parassiti, potrebbe potenzialmente trasmettere vari agenti infettivi.
Prevenzione:
La cimice dei letti non appare spontaneamente in casa. Inavvertitamente viene trasportata da un posto all’altro dalle persone.

Ad esempio:

  1. le cimici potrebbero essere veicolate tramite i bagagli depositati in un hotel e poi riportati a casa.
  2. potrebbero essere introdotte in casa tramite il mobilio (vecchio).
  3. tramite gli animali (cani, gatti ecc.).

Ovviamente man mano che il numero delle cimici  si moltiplica, aumenta anche la possibilità che esse possano essere trasportate ad altre stanze dell’hotel o dell’appartamento infestati.

Quindi, se alloggiamo in hotel, diamo una occhiata alle condizioni della stanza  in cui alloggiamo e non lasciamo le valige ai piedi del letto ma sull’ apposito mobilio.
quando compriamo dei mobili vecchi, puliamoli e trattiamoli con insetticidi prima di portarli all’interno dell’appartamento.

Visto che le cimici non sono facili da debellare, se si riscontrano delle cimici nella propria abitazione, è consigliabile rivolgersi  ad un servizio di disinfestazione piuttosto che “il fai da te”. Le stanze infestate, durante il trattamento, debbono rimanere chiuse da un minimo di sette sino a dieci giorni (il tempo necessario alle uova di schiudersi: le uova infatti non vengono debellate dagli insetticidi)
 
Comunque, per quanto ci compete, è bene:

  • eliminare i materassi.
  • passare l’aspirapolvere sui divani, tappeti, battiscopa, testate e giunture del letto (buttando via il sacchetto al termine dell’operazione) .
  • lavare con acqua calda (a temperature superiori ai 70°C) le coperture dei divani e gli indumenti

La terapia delle lesioni cutanee si basa sull’uso di topici cortisonici, selezionati in rapporto all’intensità delle lesioni stesse.
 
 

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LISTERIA MONOCYTOGENES

January 3rd, 2009 by Enrico Nuzzo

Caratteristiche Listeria monocytogenes

La listeria è un batterio ubiquitario che vive nel terreno. È di forma bastoncellare gram positivo, mobile per la presenza di flagelli, anaerobio facoltativo ed emolitico. Fa parte dei batteri psicotrofi (che sopravvivono a temperature inferiori a 5°C), infatti ha la caratteristica di mantenere la sua vitalità anche ad una temperatura di 0° ed ha un optimum di crescita di 37-38°C. La listeria si divide in sette specie, delle quali la monocytogenes causa listeriosi nell’uomo. Si conoscono 10 sierotipi diversi di listeria monocytogenes che possono infettare l’uomo causando listeriosi. Invece per quanto riguarda gli animali,

la Listeria è stata isolata in molti animali: mammiferi, uccelli, pesci, ecc.

Il range di PH per la crescita del batterio va da 5 a 10, con un optimum di PH di 7-8. La listeria non sopravvive a PH molto acidi, comunque da recenti ricerche si è visto che può sopravvivere in terreni con PH di 4,4.

La Listeria può sopravvivere a concentrazioni saline superiori al 20%.

La Listeria però non resiste molto bene alle alte temperature, infatti bastano temperature di 70°C per eliminarla questo batterio.

La Listeria è un batterio ubiquitario nell’ambiente, e può essere presente nel terreno e nelle acque e contaminare i vegetali e gli alimenti lavati con acqua contaminata.

Trasmissione e alimenti a rischio

La via di trasmissione è soprattutto alimentare. Il latte e i latticini sono gli alimenti più a rischio. La pastorizzazione è un processo di sanificazione del latte, che lo rende libero da listeria. I formaggi più a rischio di presenza della Listeria sono i formaggi a pasta molle e prodotti con latte non pastorizzato. Si riscontra anche la presenza del batterio in frutta, verdura, carne, pesce e dato che il batterio resiste alla refrigerazione, anche nei gelati.

Listeriosi cause ed epidemiologia

La Listeriosi è una malattia alimentare atipica, in quanto presenta un’elevata mortalità. Infatti in Europa nel 2004 sono stati documentati 1267 casi, con 107 morti (l’8,4%). Il triste primato delle morti va alla Svezia, che su un totale di 44 casi, si sono verificate 18 morti; mentre per fortuna in Italia ci sono stati soltanto 25 casi e 0 morti.
La Listeria penetra all’interno dell’epitelio intestinale e si moltiplica all’interno del citosol delle cellule. Successivamente viene trasportata nel circolo sanguigno e raggiunge i linfonodi, fegato, polmoni, cervello e placenta. Quest’ultimo particolare è molto importante, infatti anche se la gestante non mostra segni di listeriosi, la listeria può essere trasmessa al bambino attraverso la placenta. Una listeriosi in gravidanza è molto pericolosa, in quanto può provocare parti prematuri di neonati infetti, meningite neonatale, aborti e morte del neonato.
La listeriosi neonatale si può presentare sotto due forme: una ad esordio precoce, nel caso in cui la malattia viene acquisita nell’utero per via transplacentale (è detta Granulomatosi infantisettica) e presenta un’elevata mortalità; ed una ad esordio più tardivo, quando la malattia viene acquisita all’atto della nascita o subito dopo, quest’ultima forma si manifesta con meningite o meningo-encefalite accompagnata da setticemia.
In caso di listeriosi in gravidanza è necessaria un’immediata terapia antibiotica (di solito penicillina e ampicillina da sole o in combinazione con gentamicina), che può scongiurare la trasmissione al feto.

La listeriosi si presenta sotto due forme:

  • Gastroenterica
  • Invasiva

La forma gastroenterica è caratterizzata da una dose infettante alta ed ha un tempo di incubazione di 12 – 24 ore. Colpisce il sistema gastrointestinale.
La forma più grave è quella invasiva, che è caratterizzata da una bassa dose infettante, che causa meningiti, encefaliti e setticemie. Le persone più a rischio di listeriosi sono quelle che hanno un sistema immunitario compromesso e la probabilità di essere contagiati dal batterio dipendono proprio dallo stato di salute generale dell’individuo. La popolazione a rischio è rappresentata dai bambini, gli anziani e le donne incinte.

Consigli pratici

La Listeria è un patogeno molto pericoloso, quindi bisogna fare molta attenzione ai comportamenti più a rischio in cucina. Valgono le solite regole di igiene, soprattutto quella di mantenere in perfette condizioni igieniche i frigoriferi, infatti il batterio sopravvive a temperature anche di 0°C. Accortezze possono essere riservate al lavaggio di frutta e verdura con acqua potabile, alla cottura delle carni e del pesce e soprattutto porre molta attenzione ai formaggi molli. Una buona raccomandazione è quella di non bere mai latte non pastorizzato

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PULCI

November 29th, 2008 by Enrico Nuzzo

PULCECICLO VITALE DELLE PULCI

Che cos’è una pulce?

Una pulce è un parassita che vive vicino al nostro cane o gatto e si alimenta del sangue del suo ‘ospite’. Una pulce è un insetto da 1-3 mm di lunghezza; ha una struttura corporea particolare, con zampe posteriori molto robuste che permettono loro di saltare molto lontano. Le specie più diffuse in Europa sono le pulci dei cani e dei gatti; nonostante il loro nome possa essere fuorviante, entrambe queste specie si possono trovare sia sui cani, sia sui gatti.

Ciclo di vita

Dal momento che le pulci sono degli insetti, esse attraversano varie fasi di vita. Le pulci femmine adulte depositano fino a 50 uova al giorno, da cui nascono le larve. Dopo due o tre settimane queste producono una pupa (bozzolo), e da questa forma la larva si trasforma in una pulce adulta. Quando la pulce è pronta per lasciare il bozzolo, essa aspetta un ospite adatto per saltarvi addosso: si può trattare di un cane, di un gatto o addirittura di una persona. Le pulci vivono solo alcune settimane, mentre le pupe possono sopravvivere fino a due anni, a seconda della temperatura e del tasso di umidità.

Come vivono

Una pulce adulta è sempre alla ricerca di un nuovo ospite, sia esso un cane o un gatto. Si riempie di sangue e, una volta sfamatasi, produce fino a 50 uova al giorno, depositandole nel luogo dove dorme il nostro animale domestico. Le uova sono microscopiche, e si spargono facilmente in tutta la casa attraverso gli indumenti e le scarpe; si possono anche portare a casa d’altri, contaminando così anche gli animali domestici che vi vivono; ovviamente può avvenire anche il contrario, ovvero altre persone portano le uova in casa nostra contaminando il nostro animale domestico. Gli animali non prendono le pulci dal contatto diretto con altri animali, esse infatti non passano mai da un animale all’altro o da un animale a una persona, ma la contaminazione avviene sempre attraverso le uova.

La stagione delle pulci

Le pulci colpiscono i nostri animali domestici soprattutto in primavera e in estate. Tuttavia dal momento con il bozzolo che contiene la pulce, può sopravvivere molto a lungo, il problema permane anche in autunno e in inverno. Spesso la diffusione delle pulci raggiunge il picco in primavera, poiché durante l’inverno, quando le pulci sono relativamente tranquille, i padroni si impegnano meno per combatterle. In breve, occorre proteggere il nostro cane o il nostro gatto dalle pulci tutto l’anno!

Contaminazione da pulci

Normalmente, i cani e i gatti vengono assaliti dalle pulci che escono dal bozzolo quando li portiamo fuori per una passeggiata. Una volta entrate in casa le pulci si riproducono molto rapidamente. Anche il padrone può portare in casa le pulci, quando le uova si attaccano ai vestiti o alle scarpe senza che se ne accorga. La presenza di pulci sul vostro cane o gatto si nota per una serie di fattori:

  • L’animale ha prurito e si gratta, si morde, si lecca o addirittura si strappa il pelo o la pelle, tanto che talvolta si vedono zone pelate e ferite. Alcuni cani e gatti reagiscono con violenza alle punture delle pulci, per esempio sviluppano una reazione allergica, si sentono male e soffrono terribilmente il prurito, con conseguenti perdite di pelo e irritazioni cutanee.
  • Si possono vedere degli animaletti che saltano o strisciano nel pelo del cane o del gatto: le pulci infatti sono dei piccoli insetti piatti, di colore marrone scuro.
  • Si possono vedere dei piccoli granuli neri nella pelliccia dell’animale domestico: si tratta delle feci delle pulci.

Talvolta le pulci provocano negli animali domestici soltanto una leggera irritazione, ma se un cane o un gatto vengono morsi ripetutamente - soprattutto se si tratta di cuccioli - dopo qualche tempo possono soffrire di anemia. Le pulci possono anche trasmettere infezioni da Echinococcus. Molti animali, inoltre, sono allergici alla saliva delle pulci, e possono quindi sviluppare malattie allergiche della pelle, che portano un forte prurito. Poiché si leccano molto, il pelo si assottiglia, ed a volte l’animale inghiotte una quantità di pelo tale da causare problemi allo stomaco. La cura di un animale domestico, quindi comporta anche una lotta efficace contro le pulci.

Trattamento antipulci

Le pulci vive, che si trovano nella pelliccia di un animale domestico, non rappresentano che il cinque percento dei parassiti da cui è colpito il cane o il gatto. Il rimanente 95 percento della contaminazione consiste in uova ‘invisibili’, come larve e pupe: questa è la ragione principale per la quale le pulci sono così difficili da trattare. Per il trattamento antipulci del vostro cane o gatto è importante tenere conto di questi fattori ‘invisibili’. Il trattamento, pertanto, deve essere mirato a tre aspetti:

  1. Estirpare le pulci che vivono sul vostro animale domestico
  2. Estirpare i fattori ‘invisibili’, vale a dire le uova, le larve e le pupe della pulce
  3. Prevenire la ricontaminazione

L’uso regolare di sostanze preventive antipulci riduce notevolmente le probabilità di contrarre questi parassiti.  

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CIMICI

November 29th, 2008 by Enrico Nuzzo

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Le cimici dei letti (Cimex lectularius)
 

Le cimici dei letti che parassitano l’uomo sono insetti ematofagi (che si nutrono di sangue). Le cimici non si nutrono solo sull’uomo ma anche su uccelli, topi, ratti, pipistrelli ed altri mammiferi. Possono infestare ogni tipo di ambiente dove l’uomo vive e lavora anche se idonee condizioni igieniche scoraggiano la loro colonizzazione.
La maggior parte delle cimici si concentra nella camera da letto; i luoghi invasi da cimici si riconoscono sia per il cattivo odore emanate a causa della secrezione ghiandolare che gli adulti emettono quando vengono disturbati, sia per le caratteristiche macchioline causate dalle feci che disseminano nelle lenzuola, coperte, pavimenti.
Durante il giorno, le cimici tendono a rifugiarsi nei materassi, nelle giunture dei letti, nelle fessure di muri e pavimenti,nel mobilio e dietro i quadri; durante la notte invece vanno in cerca del loro ospite sul quale si nutrono procurando fastidiose punture.
Molte specie di cimici possono vivere a stretto contatto con l’uomo ma solo due lo parassitano: Cimex lectularius (cimice dei letti) che vive anche alle nostre latitudini e Cimex hemipterus, esclusivamente tropicale.
Anche se sono considerate potenziali vettori di malattie, le cimici non sono coinvolte nella trasmissione di agenti patogeni, a parte probabilmente alcuni virus
.
 

Come riconoscerle

Sono di colore bruno rossiccio, il loro corpo è ovoidale, lucido e appiattito. Misurano circa 7 mm.

Importanza sanitaria

La puntura delle cimici causa fenomeni allergici determinati dall’inoculazione di un anticoagulante contenuto nella saliva dell’insetto, con conseguente formazione di edema ed eritema localizzato e pruriginoso. Le infezioni batteriche nella zona edematosa sono secondarie causate dall’atto del grattarsi.

Metodi di controllo

Per avere la conferma di un’ infestazione in atto è sufficiente spruzzare una piccola quantità di spray a base di piretrine nei punti “a rischio”per far fuoriuscire le cimici eventualmente presenti. Spesso si può ricorrere all’uso di uno spray insetticida per uso domestico da spruzzare tra le giunture del mobilio, gli stipiti delle porte e finestre. Quando l’infestazione è elevata si consiglia di trattare l’ambiente con un insetticida emulsionabile a d azione residua, addizionato con 0,1-0,2 % di pietrine che grazie al loro effetto irritante spingono le cimici ad uscire fuori ad assorbire un maggior quantitativo di principio attivo.

DA NON CONFONDERE la cimice dei letti, il cui nome scientifico è Cimex lectularius, con alcune specie di Eterotteri, chiamati volgarmente ed erroneamente cimici, come Palomena viridissima o Nezara viridula. Queste sono, infatti specie di grosse dimensione, 8-10 mm, di color verde che se toccate o incautamente schiacciate emanano cattivo odore. Generalmente in autunno si avvicinano alle abitazione per cercare siti ideali per svernare fino alla primavera successiva oppure “si riscaldandano” ronzando attorno ai lampadari di casa.  

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RATTI e TOPI

November 4th, 2007 by Enrico Nuzzo

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(Rattus rattus - Rattus novergicus - Mus musculus)

Il topo domestico soggiorna volentieri nelle cantine, nelle rimesse, tra gli assiti così come sotto le masserizie; esso rode tutti i possibili prodotti alimentari e provviste, tubature, in particolar modo quando cerca cerca del materiale per la costruzione dei nidi; la numerosa prole che può essere di 8 - 10 - 12 piccoli per nidiata è dannosa per la grande voracità.

Come tutti i loro simili, i topi sono obbligati a rodere ogni cosa per poter consumare i loro incisivi che altrimenti crescerebbero a dismisura fino a impedire l’apertura della bocca.

Anche i ratti li possiamo trovare ovunque, nelle abitazioni, nei magazzini, nelle stalle, nei macelli, nelle zone industriali.

La loro voracità è enorme e ciò che non mangiano lo portano nelle loro tane e lo lasciano deteriorare.

Grande è laloro aggressività. Spesso vengono aggrediti piccoli animali ed anche bambini.

Si riproducono rapidamente ed una coppia può dare in un anno fino a 800 discendenti.

DANNI

Derrate alimentari, mangimi, vengono consumati con grande voracità mentre infissi, tubature, cavi sono resi inservibili.

E’ risultato inoltre che i roditori sono vettori di numerose e perisolose malattie dell’uomo e degli animali.

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SCARAFAGGI

November 3rd, 2007 by Enrico Nuzzo

(Blatta orientalis - Blattella germanica)ciclo biologico

Prediligono depositi di spazzatura, cucine, panifici e altri luoghi dove si trovano sorgenti di calore.

Sono lucifughi, fuggono cioè la luce e di giorno si nascondono dietro gli armadi, nelle fessure dei muri; spesso vengono notati quando ormai si sono già riprodotti in gran numero.

Gli scarafaggi si nutrono di sostanze alimentari in genere gradiscono liquidi con contenuto zuccherino come latte, succhi di frutta, birra.

Anche se le quantità ingerite non sono notevoli, gli scarafaggi insozzano ciò che non viene consumato.

DANNI

I prodotti alimentari danneggiati vengono insudiciati con gli escrementi, con parti di uova, esuvie; inoltre vengono resi maleodoranti con secrezioni addominali.

Va ricordato pure che possono essere gli agenti di pericolose malattie e funzionano da ospiti intermedi di alcuni germi dell’uomo e degli animali.

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ZECCHE

August 29th, 2007 by Enrico Nuzzo

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Le zecche sono artropodi ( acari appartenenti alla classe degli Arachnida) , parassiti esterni delle dimensioni di qualche millimetro. Il loro ciclo vitale si sviluppa in tre fasi successive

( larva – ninfa – adulto) che si possono svolgere tutte su uno stesso ospite oppure su due/tre ospiti diversi. Non sono molto selettive nella scelta dell’organismo da parassitare, ma possono scegliere diverse specie animali dai cani ai cervi, agli scoiattoli fino all’uomo.
In Italia sono presenti due famiglie di zecche: quella Ixodidae ( Zecche dure ) e quella delle Argasidae ( zecche molli). Le zecche dure hanno un caratteristico scudo dorsale, sono presenti in due generi: Argas ed Orinithodorus.
L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa arbustiva nonché ambienti interni ( divani, letti ecc…), con microclima preferibilmente fresco e umido, ma possono trovarsi anche in zone a clima caldo e asciutto o dove la vegetazione è più rara . la loro presenza dipende, infatti, essenzialmente dalla presenza sul territorio di ospiti da parassitare , per questo luoghi come stalle, cucce di animali e pascoli sono tra loro habitat elettivi.
Con l’inizio della bella stagione le zecche abbandonano, lo stato di letargo invernale e si avviano alla ricerca di un ospite da parassitare. Nei mesi primaverili ed estivi che vanno da Aprile ad Ottobre è quindi più frequente cadere vittima del così detto “morso da zecca”.
Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo, i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori.
Le patologie infettive veicolate da zecche che presentano rilevanza epidemiologica nel nostro paese sono:

  1.  Rickettsiosi
  2.  Borreliosi di Lyme
  3.  Febbre ricorrente da zecche
  4.  Tularemia
  5.   Meningoencefalite da zecche
  6.  Ehrlichiosi

La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme eziologia batterica. Anche se il rischio d’infezione potrebbe essere superiore a quello stimato sin d’ora, solo raramente ( fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita.
Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appoggiano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo.
Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi acari avvertono la presenza di un eventuale ospite e prontamente si apprestano a parassiatrlo. Conficcando quindi il loro apparato boccale nell’ospite e cominciando a succhiare il sangue. Il morso è generalmente indolore perché emettono una sostanza contenente principi anestetici. Generalmente rimangono come parassiti nell’organismo dell’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

PREVENZIONE

Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con zecche, o perlomeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmettere una malattia. Coloro che si apprestano a recarsi in aree a rischio dovrebbero:

Vestirsi opportunamente, con abiti chiari che rendono più facile l’individuazione delle zecche, coprire l’estremità, soprattutto inferiori, con calze chiare ( meglio stivali ) e utilizzare pantaloni lunghi.
Evitare di toccare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta.
Terminata l’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo , dietro le ginocchia, sui fianchi;

Trattare gli animali domestici (cani e gatti ) con sostanze acaro repellenti e disinfestare periodicamente canili e siti loro abitudinari;
Spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni;
Accurato lavaggio settimanale delle superfici sfoderabili e/o asportabili come (divani, poltrone, cuscini ecc….) può essere molto utile l’impiego quotidiano di uno aspirapolvere portatile per ridurre grandemente il numero delle uova e delle larve. Per quanto riguarda tappeti e moquette è necessario l’impiego quotidiano dell’aspirapolvere, qual ora l’infestazione sia molto ricorrente è necessario che nell’ambiente avvenga una disinfestazione professionale per superfici molto estese ad esempio moquette ecc…

Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite. Bisogna comunque tenere presente che solo una percentuale di individui è portatore di infezione.

RIMOZIONE DELLA ZECCA

La zecca deve essere afferrata con una pinzetta vicino alla superficie della pelle e rimossa tirando dolcemente;
Durante la rimozione bisogna presentare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni;
Disinfettare le cute prima e dopo la rimozione della zecca. Dopo l’estrazione della zecca sono indicate la disinfestazione della zona ( evitando i disinfettanti che colorano la cute ) e l’applicazione di antibiotici di tipo topico;
Evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette con guati e poi lavate;
Spesso il rostro ( apparato boccale ) rimane all’interno della cute, in tal caso deve essere estratto con un ago sterile.
Evitare che animali domestici possano frequentare luoghi alla vita quotidiana degl’esseri umani.

Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30 – 40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione.
La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi.
Nel caso in cui, per altre ragioni, fosse necessario iniziare un trattamento antibiotico, è opportuno impiegare farmaci di cui sia stata dimostrata l’efficacia sia nel trattamento delle rickettsiosi che delle borreliosi.

Qual è il loro ciclo biologico

Non tutte le zecche, fortunatamente, sono infette da Borrelia burgdorferi. I serbatoi di replicazione sono gli animali selvatici che ne garantiscono anche la diffusione nell’ambiente. Il loro ciclo di sviluppo avviene in circa 2 – 4 anni attraverso varie fasi. Parassiti adulti depongono a primavera da 200 a 10.000 uova che si schiudono dopo alcuni mesi con comparsa delle larve a sei zampe che aspettano sull’erba di trasferirsi su un’ospite, in genere un topo. Si nutrono del suo sangue e la primavera successiva si trasformano in ninfe a 8 zampe che restano attive tutta l’estate parassitando caprioli, cervi, topi, cani e gatti  eventualmente l’uomo. In autunno si ha l’ultima metamorfosi da ninfa ad adulto. In questo periodo le femmine vengono fecondate e sopravvivono solo fino alla primavera seguente, periodo in cui depongono le uova . in ogni stadio della crescita,  la zecca compie un unico pasto ematico di diversa durata :  qualche ora nella fase larvale, 12 ore circa nella fase ninfale e 24 – 48 ore quando l’acaro è adulto. Tale evento fisiologico determina un notevole aumento del suo volume in quanto la zecca è dot6ata di un tegumento elastico che può estendersi. Il parassita può contrarre l’infezione da Borrelia burgdorferi dagli animali infetti durante le fasi di suzione e di rigurgito di sangue che avvengono nel corso del suo ciclo di sviluppo. Il periodo di maggior rischio di contagio per la specie umana coincide con la seconda primavera del ciclo del parassita, con la comparsa della ninfa.
I locali disinfestati devono rimanere chiusi e inaccessibili per 36 – 48 ore dall’intervento eseguito dopodiché dovranno essere areati bene e lavati accuratamente prima di soggiornarvi.

Si Ringrazia per la collaborazione lo Staff Tecnico della EURORAT CONTROL Srl

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July 31st, 2007 by admin

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